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Memorie dal sottosuolo

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Author: pira

Patriarcato, storia e ‘razionalità’

Posted on 2020/05/05 - 2020/05/05 by pira

In sociologia per patriarcato si intende un sistema sociale in cui gli uomini detengono principalmente il potere predominando come leadership politica, autorità morale, per privilegio sociale e controllo della proprietà privata.

Tutta la storia è storia del patriarcato.

Scienza, letteratura, filosofia, matematica, economia, politica… in ogni percorso la grande assente è la ‘donna’. Se ne trova traccia come feticcio, quota rosa, ancora e di nuovo espropriata e umiliata, o ancora peggio, in carriera.

‘Donna’ , ancella del focolare, spettatrice dell’impresa maschile’ o ‘donna forte’ che ricopre posti dirigenziali.

Siamo statx condizionatx a credere che gli uomini siano superiori alle donne, e piu in generale che alcune ‘categorie’ umane (–> vedi razzismo) abbiano qualità piu virtuose di altre.

Ma se oggi il rifuto di ogni binarismo apre e costringe alla ricerca di forme nuove di linguaggio per esprimere i rapporti di forza e oppressione, siamo tenutx, nella lotta al patriarcato, a considerare formule che non offrano ‘assist linguistici’ al discorso biologicista e alla filosofia della differenza di genere.

Ma veniamo alle riflessioni che stanno muovendo questo scritto:

Molta letteratura ‘femminista’ si esprime in una compenetrazione di privato e politico, in grado di conservare, accanto ad analisi e riflessioni, un’autenticità, un pàthos e un’umanità, che la saggistica e la pretesa scientificità/oggettività maschile-patriarcale nemmeno sfiora.

Nei gruppi femministi fu con la pratica dell’autocoscienza che si cercò di avviare un processo di liberazione per riappropriarsi di un sapere personale considerato perso.

Il centro del discorso politico diventò la scoperta di sé in quanto soggettività, con specifici bisogni e desideri.

Si misero in discussione i ruoli sociali e sessuali imposti, si “prese parola” sul proprio corpo, si scoprì il proprio sè in relazione all’altrx, nella condivisione di competenze, vissuti ed informazioni, nella fiducia, mettendo in campo un’autenticità nelle relazioni e nei discorsi all’interno dei collettivi che si sentiva soffocata in altri altri contesti.

In molta letteratura ‘femminista’ vediamo come siano dichiarati il punto di vista e  le coordinate di chi scrive, il  posizionamento; accanto ad analisi e riflessioni emergono testimonianze che richiedono una  ‘sintonizzazione emotiva’ oltre che razionale, quindi una partecipazione personale. Leggendo si è immediatamente informatx della ‘parzialità’/soggettività dell’analisi, per cui la verità non è data ma è chi legge/ascolta ad auto-interrograsi a sua volta, esprimendo così un’altra forma di intendere i rapporti e le relazioni con l’altrx, e la relazione con il sapere e il ‘vero’.

Qualcosa di molto diverso dallo sguardo ‘maschile/scientifico’ sul mondo che oggi ha condotto alla società dell’algoritmo, della prestazione e dell’alienazione.

Con il concetto di fallogocentrismo Luce Irigaray mostrava come la centralità del logos, quindi della razionalità discorsiva nella tradizione culturale occidentale, sia in realtà marcata e originata dal fallocentrismo originario della civiltà che questa cultura esprime.

Fallogocentrismo è il privilegio del maschile ( fallo ) nella costruzione del significato.

Su questa ‘centralità fallogocentrica’ si soffermò anche Derrida, che ricondusse il tema della differenza sessuale al rapporto della filosofia con la verità.

Per Derrida è proprio l’ignoranza dell’alterità in quanto tale, di cui è espressione anche la differenza di genere e che è intrinseca alla razionalità fin dal suo stesso fondamento, ad aver precluso ai filosofi l’accesso alla verità, come una sorta di ‘effetto di castrazione’, per cui proprio la pretesa di ridurre la verità a oggetto presente, la tentazione di esaurirla in una qualsivoglia definizione, spinge inesorabilmente la verità stessa a una sorta di rimozione.

Secondo questo concetto filosofico solo un pensiero della differenza realmente radicale, capace cioè di mantenere in sé stesso l’alterità scongiurando tentazioni identitarie (foss’anche di identità di genere), può dunque realizzare il superamento del fallogocentrismo e un’effettiva liberazione.

Posted in Critica radicale, Riflessioni, Transfemminismo

Medicina maledetta ed assassina

Posted on 2020/05/04 - 2020/05/04 by pira

Medicina maledetta ed assassina

n’Dréa, 1992 libro Pdf

Una critica vissuta e radicale della medicina. Il diario della ‘malattia’ e della sperimentazione medica di una compagna francese.
Andréa Doria sceglie la libertà, sottraendosi alle ‘cure’, non contro la vita, ma per essa.

Premessa:

N’Dréa, riduzione di Andréa Doria, che a sua volta potrebbe essere un nome di battaglia, era attiva nel gruppo clandestino francese che si autodefinì Os Cangaceiros,  come i Cangaceiros brasiliani, uno dei fenomeni di banditismo sociale più importanti della storia recente del Brasile.

Nel rifiuto dello sfruttamento anche a livello individuale, il gruppo degli Os Cangaceiros in Francia attuava la pratica collettiva dell’esproprio, del furto e della rapina, senza rivendicarne una ‘trama politica’, ma considerando l’esproprio appropriativo e il riappropriamento individuale e collettivo, una pratica già politica, sociale e sovversiva in sè.

La loro attività va dal 1984 ai primi anni ’90. Significative e numerose sono le azioni pubbliche a sostegno delle rivolte nelle prigioni e contro la repressione e, quelle ‘private’, per così dire, in sostegno ad evasioni o latitanze o comunque in   forme di concreta solidarietà con i reclusi. Accanto a ciò, pubblicavano  testi, sostanzialmente clandestini. Vedi -> Un crimine chiamato libertà

Banditi sociali, alcuni dei quali pregiudicati per reati di tipo comune, tutti a perenne rischio di venire ospitati nelle patrie galere.

“I nostri strumenti d’azione sono quelli che utilizza qualsiasi proletario: sabotaggio e vandalismo. Non facciamo azioni simboliche; creiamo disordine, come sanno fare correntemente gli operai in lotta, che bloccano strade e ferrovie, sabotano materiali, ripetitori della televisione, ecc..”

Os  cangaceiros sfugge le classificazioni rigide, numericamente piuttosto ridotto, ma forte di una solida identificazione reciproca, il gruppo era caratterizzato da  un’importante amicalità tra i partecipanti.

La loro pratica sovversiva ha il merito di non essersi limitata ad esprimere solo una critica teorica dell’esistente ma di aver alimentato e propagato anche una critica pratica conseguente.

E’ in questa cornice che si inserisce il discorso di Andréa sull’esproprio attuato dalla medicina al corpo e all’esperienza della vita.

Sul testo:

La scrittura di Andréa si impone come strumento di riappropriazione dell’esprienza personale.

Privato e politico si compenetrano per individuare le diverse forme di oppressione ed espropriazione che scienza e medicina, subordinate al Capitale, attuano su vite e corpi.

Annichilita dall’alienazione della medicalizzazione del corpo ad Andréa non rimane altro che rimettere al centro del discorso politico, come sempre, la libertà, la scoperta di sé, oltre le gabbie istituzionali e i ruoli sociali imposti e previsti.

Una presa di parola sul proprio corpo e sulla propria vita, sulla possibilità di un “discorso” del corpo e dell’esperienza fuori dal linguaggio e dallo sguardo scientifico e statale, ‘burocrazia del male’, che oggettiva ed espropria.

Posted in Critica radicale, Libri, Medicina, Recensioni, Testimonianze

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